Il principio e la fine, la pienezza e il vuoto, il punto di annichilazione totale ma anche di beatitudine assoluta…

Il “fiore di loto dai mille petali” che si schiude dalla sommità della testa, rappresenta il culmine del viaggio attraverso il sistema dei chakra, anche se sahasrara non è propriamente considerato un chakra.

Se osserviamo i chakra nel sistema dello Yoga tradizionale, ognuno di essi rappresenta un dato livello di coscienza e un mondo a sé stante, ognuno porta un particolare tipo di realtà.

Pensiamo all’immagine di un prisma attraverso il quale la luce bianca (contenente tutti i colori) viene rifratta in un arcobaleno. Ogni chakra è come un diverso raggio di quello spettro, o come un diverso filtro che si sovrappone alla luce pura. Alcuni filtri sono più opachi, altri meno, ma sono comunque filtri e tali rimangono. Sono ancora solo dei riflessi della luce.

Sahasrara non è così. A questo livello c’è la trasparenza completa, uno stato di Unione che è di fatto il significato della parola “Yoga”.

Se ciò ti sembra troppo astratto e poco comprensibile, è perché in realtà è così. Negli altri chakra possiamo trovare differenti espressioni energetiche, strutture psicologiche, tratti e tendenze caratteriali, archetipi e percezioni particolari. In sahasrara, non c’è niente da descrivere e niente da capire.  È essenzialmente una dimensione dell’Essere che può essere descritta solo attraverso ciò che non è, “neti neti,” “non è questo, non è quello…”

Eppure, tutte le energie conducono lì, tutto fluisce in questo oceano primordiale.

Se il primo chakra, muladhara, è dove dorme la sacra energia vitale del tuo Essere (kundalini shakti), sahasrara è il luogo dove quest’energia si scatena una volta che è stata risvegliata. Questa polarità, muladhara e sahasrara, terra e cielo, immanenza e trascendenza, si trasforma nell’estasi dell’unione, Shiva and Shakti che fanno l’amore in una danza eterna.

Come risvegliare sahasrara

L’hatha-yoga (ed in realtà ogni cammino spirituale autentico) conduce alla fine all’apertura di sahasrara. Il costante lavoro di sublimazione delle energie verso l’alto, di purificazione del canale centrale della colonna (sushumna nadi), tutto ciò porta all’apertura di Sahasrara, la corona. Certamente ci sono delle pratiche che più nello specifico coinvolgono questo chakra: posizioni invertite sulla testa, certe tecniche di respirazione e la meditazione.

Il Vijnanabhairava Tantra, uno dei testi fondamentali dello Shivaismo Tantrico del Kashmir, descrive circa 112 tecniche per rivelare la Coscienza di Bhairava (Shiva), che non è altro che l’esperienza di sahasrara.

La completa apertura di sahasrara è ciò che nello Yoga è conosciuto come nirvikalpa samadhi, uno stato di dissoluzione completa: senza forma, senza dualità.

Questo è l’obiettivo finale del cammino yogico, tuttavia  a questo livello il mondo manifesto come noi lo intendiamo non esiste più per cui non è possibile vivere in questo stato.

In definitiva, seguendo gli esempi di tanti maestri realizzati ed esseri illuminati, l’integrazione fra lo stato di illuminazione e la vita avviene nel cuore: un abbraccio tra la dimensione trascendente e la forma umana terrena. Anahata chakra è il centro del cuore ma per rimanere in questo centro dobbiamo essere già saliti in cima alla montagna e aver visto il panorama da sahasrara.

Per vedere la Verità si può solo diventare la Verità stessa.

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